Roma è dilaniata dalle guerre civili. Giulio Cesare giace morto, pugnalato da senatori che si proclamano liberatori. I generali si combattono per il potere, le legioni marciano su Roma, la Repubblica agonizza dopo un secolo di sangue. Sembra la fine.
Ma tra i pretendenti c’è un ragazzo che nessuno prende sul serio. Ha diciotto anni, una salute fragile, nessuna esperienza militare. Eppure eredita il nome più potente di Roma e un impero in fiamme.
Ottaviano capisce una verità semplice: per sopravvivere in un mondo di generali, devi pensare dieci mosse avanti. Conquista il popolo con generosità, i veterani con oro, il Senato con astuzia. Trasforma nemici in alleati, costruisce flotte con il suo migliore amico Agrippa, e poi fa l’impensabile: batte Marco Antonio ad Azio usando propaganda più che spade. Trasforma la vendetta in pace, la dittatura in Principato.
Ma il vero colpo di genio viene dopo. Ottaviano diventa Augusto e inventa un impero mascherato da repubblica, conquista Roma senza indossare la corona, e regala al mondo la Pax Romana.
Ma la sua vittoria nasconde un’ombra. Roma premia chi porta gloria, ma punisce chi minaccia il potere. Augusto scopre che fondare un impero non basta a proteggere chi ami dall’invidia e dalla tragedia.