
Parlava latino con accento africano. Nacque a Leptis Magna, in Libia, in una famiglia di origini puniche senza legami con le grandi famiglie romane. Eppure quando i pretoriani misero l’impero all’asta nel 193 d.C. — venticinquemila sesterzi per ogni soldato — fu lui a raccogliere le sue quarantamila legioni pannoniche e marciare su Roma.
Settimio Severo è il primo imperatore nato in Africa, l’uomo che sconfisse tre rivali in altrettante guerre civili, saccheggiò Ctesifonte capitale dei Parti, trasformò Leptis Magna in una meraviglia di marmo e stanziò per la prima volta nella storia imperiale una legione alle porte di Roma. Accanto a lui, Giulia Domna — siriana, colta, potente, paragonabile per influenza ad Agrippina Minore — che governava mentre lui combatteva.
Si inventò anche un lignaggio adottandosi retroattivamente nella famiglia di Marco Aurelio. Capiva che a Roma il sangue conta più del merito — e se non ce l’hai, lo inventi.
Morì a York, ai confini del mondo, con le ultime parole già incise nella storia: “Siate in accordo, arricchite i soldati, disprezzate chiunque altro.” Sapeva già che non l’avrebbero ascoltato.