
Un ragazzo di sedici anni sale al trono. Sua madre ha orchestrato tutto: un’adozione, un avvelenamento, una corona. Ma il mostro che ha creato presto si rivolterà contro di lei.
Nerone uccise il fratellastro Britannico con il veleno, la madre Agrippina con i sicari, e — forse — la moglie Poppea con un calcio. Incendiò l’immaginario di Roma e forse la città stessa, costruendo sulle ceneri la sua Domus Aurea. Perseguitò i cristiani con una crudeltà che fece inorridire persino i romani. Partì in tournée in Grecia convinto di essere un artista.
Eppure i primi cinque anni del suo regno furono un’età d’oro. E il popolo pianse alla sua morte. Fu davvero il mostro descritto dalle fonti senatoriali, o un ragazzo sensibile cresciuto tra assassini, schiacciato dal peso di una corona troppo grande?
“Qualis artifex pereo” — “Che artista muore in me”: le sue ultime parole raccontano un uomo che non avrebbe mai dovuto essere imperatore.