
Dopo l’assassinio di Caligola, i pretoriani scandagliano il palazzo. Dietro una tenda trovano un uomo tremante, claudicante, balbuziente: Claudio, lo zio del defunto imperatore, da sempre deriso come studioso impacciato. Eppure saranno proprio quei soldati a proclamarlo nuovo padrone di Roma.
Nessuno lo prese mai sul serio. La famiglia lo tenne ai margini, Caligola lo usò come bersaglio di scherzi crudeli. Ma sul trono, il “buffone” si rivelò un riformatore straordinario: conquistò la Britannia, costruì acquedotti e porti, aprì il Senato ai provinciali, riorganizzò l’amministrazione con un’efficienza che nessun predecessore aveva raggiunto.
Fu manipolato da mogli ambiziose e liberti potenti? O fu lui a scegliere consapevolmente gli strumenti del suo potere? Messalina, Agrippina, Narcisso: nomi che evocano intrighi letali dietro le quinte del palazzo imperiale.
Claudio ci ricorda che esiste un potere fatto di decisioni poco spettacolari ma decisive. A volte la vera forza si nasconde dove nessuno la cerca.