
Costruì il Pantheon, il Vallo di Britannia e Villa Adriana. Camminò a piedi tra i senatori, bruciò i registri dei debiti, riformò il diritto romano. Ma aprì il regno giustiziando quattro consulari, ordinò una repressione devastante in Giudea e negli ultimi mesi supplicava i servi di dargli un pugnale.
Adriano fu il primo imperatore romano a capire — e ad accettare — che Roma non poteva espandersi all’infinito. Abbandonò le conquiste di Traiano, costruì i confini, consolidò invece di conquistare. Il Vallo di Britannia è ancora lì, 117 chilometri di pietra e torba nel paesaggio inglese, duemila anni dopo.
In Bitinia incontrò Antinoo, il giovane che amò come nessun altro. Quando Antinoo morì nel Nilo nell’ottobre del 130, Adriano lo divinizzò, fondò una città in suo nome e disseminò l’impero di statue con quel volto dolce e malinconico che riempie ancora oggi i musei del mondo.
Filosofo e tiranno, costruttore e distruttore: Adriano ci insegna che la grandezza è sempre ambigua — e che anche l’imperatore più colto non sfugge alle sue contraddizioni.